Dancehall

Dalla Giamaica la danza che spopola nel mondo

La Dancehall Giamaicana

La Dancehall Giamaicana

Un nuovo corso molto divertente e coinvolgente con la contagiosa vitalità di Milena Ventre.

Sede Porta Romana:
Lunedì 20.30-21.30 (Via Passeroni, 6)

Sede zona Loreto, Via Pomezia 12:

Martedì 21.30-22.30 Dancehall base;
Giovedì 20.45-21.45 Dancehall Intermedio;

 

Un ottimo modo per temersi in forma e guadagnare elasticità, fluidità, energia lasciando tutto il resto fuori dalla porta!

Che cos’è il Dancehall?

Il dancehall nasce fra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80 in Giamaica, nel seno della musica Reggae.
Prende il nome da una situazione di tipo discoteca informale all’aperto che era nata sempre in Giamaica negli anni ’50, con un animatore che cercava di coinvolgere nella danza tutti i presenti.
Si diffonde dapprima nelle Antille e a La Reunion e invade i paesi di cultura francese, ed oggi è amata in tutto il mondo. Negli anni ’80 nasce anche il ballo, prendendo spunto dai movimenti della vita quotidiana e da qualsiasi altra forma di danza, in particolare dalle danze africane.
La danza dancehall ha una energia vitale molto forte. I movimenti sono liberi e senza timidezze, sono molto creativi e permettono l’espressione della gioia di vivere in modo molto efficace. Aiuta a sfogarsi e a mettere i pensieri in standby.


Si trattava inizialmente di un genere simile al reggae ma più leggero e privo delle tematiche politiche (di critica al passato coloniale e della corruzione della società) e religiose di quella musica, e caratterizzato dall’uso di una drum machine che produceva ritmi incalzanti e piuttosto rapidi. Fra l’altro il messaggio politico del Reggae, una volta scomparso il suo creatore Bob Marley, si è comunque perso. Il Dancehall parla del quotidiano e delle sue tematiche, dei problemi, dell’amore, e del bisogno di distrarsi e di sentirsi bene nonostante la vita nei ghetti giamaicani sia dura. Il linguaggio originale è il patois giamaicano, una forma di dialetto anglofono spigoloso e contratto parlata anche in Costa Rica e Panama, che ben si presta ad essere convertito in musica.
Barrington Levy fu il primo musicista ad inaugurare questa tendenza musicale, creando il Raggamuffin. Racconta di soldi che non bastano mai, dei disagi della quotidianità e della mar­juana che spesso la polizia usa come scusa per mettere qualcuno agli arresti.
La musica è un buon mezzo per sopportare la durezza della vita nei ghetti delle grandi città: la gente ha poco spazio a disposizione, le case sono ammassate, senza fognature, la criminalità è altissima e anche la polizia spesso è corrotta e compie soprusi sulla popolazione comune. La disoccupazione è elevatissima e il tasso di scolarizzazione molto basso.
Altro personaggio che ha segnato la storia è Anthony Myrie, in arte Buju Banton, che nel 1988, soltanto quindicenne, creò una canzone che ebbe un enorme successo mondiale, “Boom bye bye”, in cui praticamente esorta a sparare agli omosessuali. Il successo gli diede alla testa ed entrò disastrosamente nel mondo della cocaina, finendo in carcere negli Usa. In Giamaica essere omosessuali è una grossa vergogna da nascondere.

L'hip hop giamaiacano

L’hip hop giamaiacano

Un’altra tematica difficile e pesante esplorata dalla Dancehall è quella dello “sugar daddy”, un uomo di mezza età che si prende una compagna giovane e carina, aiutandola economicamente. Ovviamente in una società, come quella Giamaicana, in cui i salari sono molto più bassi del costo della vita il fenomeno è molto comune. Shabba Ranks ne ha fatto una satira di denuncia.
Altro personaggio fondamentale del genere è “The King of Dancehall”, Beenie Man, che diventa famoso per i suoi testi molto espliciti dal punto di vista sessuale ma che vengono accettati con un sorriso anche dal pubblico femminile perché è tutto molto ironico e cabarettistico. Purtroppo non tutti i musicisti che fanno riferimento a lui ne colgono questa vena scherzosa e spesso la musica diventa la scusa per fare allusioni pesanti. Con lui nasce il Clash, la sfida fra gruppi di cantanti, che usa le armi della presa in giro rimata.
I benpensanti locali non vedono di buon occhio questa musica che canta temi così scabrosi, perché la vedono come una istigazione a seguirli. Si tratta invece di una denuncia di una realtà di vita, purtroppo, che affligge la popolazione dell’isola, in cui la fine del colonialismo è ancora recente e non si è evoluta in qualcosa di sano, ma mantiene una forte passione per le ricchezze materiali, a fronte del fatto che, invece, la maggior parte della popolazione versa in uno stato di indigenza terribile ed è costretta a lavori umilianti, e vive in uno stato di sottosviluppo culturale.

La danza e la musica sono davvero un mezzo per sentirsi allegri nonostante tutto e godersi la vita ugualmente.