4. Lo spettacolo

Libretto Huellas De Tu Ser - Impronte Del Tuo Essere

Programma dello spettacolo

Fandango de Huelva e Tango de Triana

Come abbiamo fatto ogni anno, riuniamo tutti i nostri ballerini sul palcoscenico, tutti insieme in un tango, senza suddivisioni per livelli, per capacit√† o per esperienza: il messaggio √® che ognuno porta sul palco, nella sua danza, ci√≤ che √®, non ci√≤ che sa fare. Per questo vedrete l’entusiasmo a tutti i livelli, non solo in chi √® pi√Ļ esperto!

Lo spettacolo inizia con una processione, che √® un nostro omaggio simbolico a tutte le processioni andaluse, una su tutte il famosissimo Camino del Roc√≠o, che porta ogni anno al piccolo paese di El Roc√≠o, frazione di Almonte, in provincia di Huelva, un milione di pellegrini che arrivano da tutta la Spagna, ma in generale le processioni per la Settimana Santa o per le ricorrenze religiose. Sono momenti di forte aggregazione, nei quali l’eredit√† culturale del popolo andaluso si riconosce in se stessa profondamente. E le impronte di ognuno restano nella terra che ha calpestato, e nella memoria di chi sta intorno!

Que bonito es el Fandango / al amanecer del día / en el silencio del campo / cuando voy de cacería / unos tragos de aguardiente / con agua de manantiales / ay! si supiera la gente / esos ratos cuanto valen.

Che bello è il Fandango / quando si fa giorno / nel silenzio della campagna / quando vado a caccia / mi pare di bere un sorso di acquavite / ma è acqua di sorgente / Ah! se la gente sapesse / questi momenti quanto valgono!

Godersi la vita nelle cose semplici. Non serve avere chiss√† quanto per star bene: serve solo mettersi in una condizione mentale adatta e… imparare a godersi la vita!

Una volta terminata la nostra processione, l’atmosfera cambia, per entrare nel Tango de Triana.

Triana è un quartiere di Siviglia, importantissimo nel flamenco perché era tradizionalmente il quartiere gitano. Si dice che i gitani vivessero lì fin dal loro arrivo a Siviglia, alla fine del 1400!

Nel 1749 Fernando VI ordin√≤ di dare la caccia a tutti i gitani e tutti i maschi di almeno 7 anni furono portati a lavorare negli arsenali reali o impiegati a remare nelle navi reali, le galeras (in italiano “galee”) del non lontano porto di Cadice. Donne e bambini piccoli furono stivati in recinti, come ad esempio la citt√† stessa di Carmona, in provincia di Siviglia, il tutto con la finalit√† di evitare l’espansione della razza gitana.

A questo si riferisce la nostra ultima strofa di Tango, che dice:

Ma√Īana, ma√Īana¬†/ los van a prender ma√Īana¬†/ a to’ los ojitos negros¬†/ los van a prender ma√Īana¬†/ y t√ļ que negros los tienes¬†/ √©chate el velo a la cara.

Domani, domani / li vanno a prendere domani / tutti gli occhietti neri li vanno a prendere domani / e tu che li hai neri / buttati un velo in faccia.

Nella storia del flamenco, questo episodio fu molto importante, poich√© i gitani che erano andati a Cadice avevano avuto contatto con gli schiavi africani, e portarono a Triana ritmi, musiche e movenze africane, lasciando come impronta il forte senso del ritmo del flamenco della zona (cosa che accade non solo con i gitani di Siviglia, evidentemente, ma con tutti quelli dell’area!).

Altra eredit√† di questo episodio storico della storia dei gitani furono i canti dei rematori delle galeras, che diedero origine ai vari cantes primitivi, cantati senza ritmo e senza accompagnamento musicale: ton√°s, martinetes, livianas (ascolteremo un cante por Liviana pi√Ļ tardi in questo spettacolo), carceleras.

Una volta finito questo periodo, i gitani tornarono a Triana e ricostruirono la loro vita, le loro fucine, i loro commerci e diedero origine alla comunit√† gitana pi√Ļ forte, importante e coesa di Spagna.

Per un paio di secoli, i gitani continuarono a fiorire a Triana, facendo crescere l’arte della corrida e ovviamente dando origine al flamenco. Per√≤ alla fine degli anni 50 del 900 il governatore di Siviglia, Hermenegildo Altozano y Moraleda, membro dell’Opus Dei, sostenuto dal potere centrale di Spagna e da quello locale del consiglio comunale della citt√†, distrusse il quartiere gitano di Triana.

Ufficialmente il motivo era di separare i gitani per farli integrare al resto della popolazione, ma il vero scopo era una speculazione edilizia: costruire nuove abitazioni e muovere il mercato immobiliare della citt√†, in una zona ormai divenuta molto centrale ed appetibile. I gitani risposero diventando assolutamente compatti, centrati nella loro etnia ed evitarono ancor pi√Ļ accuratamente i gi√† rari matrimoni misti!

I gitani vennero dapprima stipati in capannoni e in baracche prefabbricate in diverse zone della citt√†, e infine vennero confinate in un vero e proprio ghetto, Las Tres Mil Viviendas (letteralmente “le 3000 abitazioni”), un quartiere intero nel quale i gitani artisti e flamenchi vennero mescolati con altri gitani di cultura molto diversa, come i costruttori e venditori di ceste, e soprattutto con il mondo della droga (che fece un disastro di vittime), dell’alcol, della malavita locale (cose che a Triana non esistevano, perch√© i gitani trianeros si autocontrollavano fra loro!) e vennero emarginati, cosa che neg√≤ parte della cultura che portavano con s√© e cancell√≤ i loro mestieri tradizionali, di macellaio, di commerciante di bestiame, di fabbro, ceramista, costruttore di piastrelle, eliminando un luogo in cui tradizionalmente si coltivava il flamenco: il cortile intorno al quale vivevano tante famiglie, legate da vincoli di buon vicinato, che non conoscevano il furto, considerando le cose quasi come una propriet√† di tutti, della quale tutti si prendevano cura.

A Triana non c’era delinquenza, nonostante la povert√†, e neppure droga (forse giusto un po’ di hashish, influenza del commercio con il vicino Marocco). C’erano riunioni e feste, cante, senso della condivisione, dell’accoglienza, dell’eleganza e della rettitudine morale.

Il Tango √® uno dei palos del flamenco pi√Ļ divertenti, pi√Ļ allegri, pi√Ļ scanzonati e pi√Ļ ritmati, che portano scherzosit√†, giocosit√† e voglia di muoversi. Abbiamo scelto di iniziare il nostro spettacolo con questo ritmo perch√© √® proprio un inno all’entusiasmo e alla gioia di vivere. E ne abbiamo tanto bisogno, in questo momento storico! E di dedicarlo a Triana, con la sua “verit√†” che ha lasciato un segno profondo nella storia del flamenco.

Tientos

Il cante por tientos √® caratterizzato da un’atmosfera molto romantica e gentile, delicata. Tiento significa cautela, tatto, ed indica il fare le cose con attenzione, con cura.

Si tratta di un tango lento e cadenzato, che si costruisce su una frase ritmica in 4/4 lenta, e gioca sulle note della cadenza andalusa, la sonorit√† tipica della gran parte dei palos flamenchi, quella che “ci porta subito in Spagna”!

Il cante nacque grazie all’opera del cantaor Enrique Jim√©nez Fern√°ndez (1848 - 1906) detto Enrique El Mellizo. Il Tiento √® un cante molto amato ed interpretato da molti cantaores importanti nella storia del flamenco, come Antonio Chac√≥n, Manuel Torre, e La Ni√Īa de los Peines, che probabilmente √® la persona che maggiormente contribu√¨ alla sua diffusione.

Si pu√≤ dire che tutti i cantaores pi√Ļ importanti della storia del flamenco abbiano lasciato una loro impronta in questo bellissimo cante, ed esistono di conseguenza molte varianti nel cante por Tientos, cosa logica se si pensa che ogni cante che viene cantato da tanti artisti subisce evoluzioni, influenze, persino mode!

Il baile por Tiento storicamente √® stato creato da un bailaor, Joaqu√≠n El Feo, al principio del ‘900 e porta in s√© la brillantezza e la vivacit√† della zona di Cadice e dintorni.

Diversi flamencologi rivedono nella struttura e nella profondit√† del Tiento la forza della Sole√° o della Siguir√≠ya, esattamente come se si volesse portare il peso e la maestosit√† di questi ultimi dentro ad un ritmo pi√Ļ semplice, in 4/4.

Noi vi presentiamo due forme di letra, di strofa, e il brano si evolve in modo tradizionale, diventando pi√Ļ rapido ed allegro. Questo fenomeno, definito “cambio de sentido”, cambio di atmosfera, porta il Tiento a trasformarsi in Tango.

Il Tango ha stessa struttura musicale del Tiento, ma ha una velocit√† doppia. Nel nostro montaggio coreografico, abbiamo scelto di fare un finale ancora pi√Ļ veloce, in ritmo di rumba, in omaggio all’indimenticabile cantaor Camar√≥n de La Isla, cantando un ritornello che questo artista rese famoso.

Solo di cante di Carlos Guillén Bulería por Soleá

La scelta di questo cante è perché ha qualcosa di speciale che Carlos ci vuole raccontare in questo momento.

Marianas

La Mariana √® un canto simile ad un tango lento o ad un tiento. Non viene cantato molto spesso, non sappiamo per quale motivo perch√© in realt√† √® un cante molto espressivo. Parla di un argomento particolare, legato ad uno dei lavori tradizionali gitani: si riferisce ad un circense che viveva facendo spettacoli con una scimmietta, di nome, appunto, Mariana, che per lui era la vita, la sua famiglia, il suo sostentamento, l’affetto, la compagnia.

Le letras di Mariana si riferiscono spesso alla scimmia, e per estensione all’amore.

Parlando della Mariana si deve assolutamente ricordare il cantaor di malaga Juan Breva, El Ni√Īo de las Marianas, poi noto come el Cojo de las Marianas, cantaor che rese famoso questo cante.

Un altro cantaor storico aveva sempre la Mariana nel suo repertorio, Luis L√≥pez, il padre del chitarrista Luis Maravillas, e per un periodo la Mariana veniva chiamata anche “il Tiento di Luis L√≥pez”.

Bernardo de Los Lobitos, di Alcal√° de Guada√≠ra, in provincia di Siviglia, fu un importantissimo cantaor, nato nel 1887, e all’inizio del novecento diede un impulso molto grande e all’interpretazione odierna della Mariana.

La Mariana ha una cadenza un po’ a met√† strada tra il Tiento e la Zambra, con sonorit√† molto arabeggianti, e viene cantata in scala andalusa, come il Tiento.

Nel nostro montaggio coreografico, abbiamo voluto esaltare un argomento molto importante nella societ√† tradizionale andalusa: il senso del gruppo, della famiglia, la complicit√† tra le persone, in particolare tra le donne, ricreando l’atmosfera del corral, del cortile, o dell’abitudine di sedersi fra familiari e vicini di casa a chiacchierare, a trascorrere il tempo insieme e scambiarsi idee sulla vita. E godersela!

Sole√° de Alcal√°

Si tratta di uno dei palos flamenchi pi√Ļ profondi, pi√Ļ originari, pi√Ļ antichi, ed √® considerato proprio un pilastro del cante jondo, del cante flamenco pi√Ļ profondo, pi√Ļ antico e pi√Ļ espressivo.

Ha una melodia piuttosto semplice, da un punto di vista musicale: se la dovessimo scrivere su un pentagramma, sarebbe composta da una manciata di note ripetitive. Però è incredibilmente profonda e toccante, grazie al suo contenuto espressivo. Dal punto di vista interpretativo, la voce del cantaor ricama continue decorazioni che rendono il cante infinitamente espressivo.

Il baile por Sole√° √® molto statico, lento, molto maestoso, collegandosi proprio alla musicalit√† di questo palo. Anche dal punto di vista del baile, la Sole√° √® uno dei pi√Ļ emblematici della storia del flamenco: tutti i bailaores devono avere una Sole√° nella loro esperienza di baile, e riunisce tutti gli elementi essenziali delle possibilit√† espressive e dinamiche del baile.

Si pu√≤ dire che la Sole√° rappresenti la quintessenza del cante flamenco. √ą basata su pochi elementi musicali, su un ritmo lento, composto di due parti eterogenee, una ternaria ed una binaria (1-2-3, 1-2-3, 1-2, 1-2, 1-2), sulla scala andalusa.

Il ritmo √® una amalgama tra un ritmo di 6/8 √® uno di 4/3, molto cadenzato, molto “seduto”, che esprime il concetto di trattenere, anche di sopportare le difficolt√† e il dolore. Ad un certo punto, seguendo una necessit√† naturale, il dolore si esprime, e la musica si evolve verso una velocit√† maggiore, esprimendo l’ironia scanzonata della Buler√≠a (pensando che il termine viene da burla… la Buler√≠a, in questo contesto, non ha bisogno di molte spiegazioni!).

Questo non avviene soltanto nel nostro montaggio coreografico, ma è così che la storia del flamenco ha evoluto questo genere.

Il concetto che sta alla base della Soleá è quello del dolore della solitudine espressiva: la solitudine della Soleá non esprime la solitudine fisica, che peraltro non corrisponde alla cultura andalusa, in cui la famiglia e il vicinato sono davvero tanto presenti. Il dolore della Soleá è quello della incomunicabilità: nessuno mi può capire al cento per cento. Nessuno può realmente rendersi conto di che cosa sta succedendo dentro di me, della mia sofferenza.

Tutto questo, però, non viene detto per lamentarsene, ma viene denunciato come un dato di fatto!

La chitarra accompagna il cante in modo molto semplice, ripetitivo, ipnotico, con pochissime note, su cui la voce si appoggia. La potenza espressiva del cante, proprio perché la una linea melodica è molto semplice, ma ricchissima di melismi e decorazioni, viene esaltata al cento per cento e il cante por Soleá va diretto dentro al cuore dello spettatore.

Esistono tantissimi stili di Soleá, che è un genere flamenco in continua crescita, dato che si tratta di un cante molto interpretato, e moltissimi cantaores ne hanno fatte delle varianti.

Lo stile che abbiamo scelto √® la Sole√° de Alcal√° (Alcal√° de Guada√≠ra √® un paese in provincia di Siviglia, situato a nord ovest della citt√†) che √® quella che normalmente viene interpretata nel baile flamenco ed √® probabilmente lo stile di Sole√° pi√Ļ lento in assoluto.

Liviana e Serrana

Jeromo Segura e i musicisti accompagnano Sabina Todaro al baile in una improvvisazione totale.

L’improvvisazione nel flamenco √® resa possibile dalla conoscenza di schemi e codici di comunicazione, che permettono al bailaor di indicare le proprie intenzioni ai musicisti e di instaurare una vera e propria conversazione.

I membri del cuadro flamenco, non hanno nulla di preparato, nulla di creato, ma solo tanto cuore e tanta disponibilità di mettersi in gioco. Potrebbe venire benissimo, oppure malissimo! Solitamente la magia e così: a volte si crea e a volte no.

Diciamo che tutti possono dare un piccolo contributo per la buona realizzazione di ci√≤ che vedrete sul palcoscenico: quanto pi√Ļ il pubblico sar√† partecipe, attento e disponibile di cuore, e tanto pi√Ļ il pezzo verr√† meglio.

Quindi puoi fare qualcosa per farlo riuscire meglio! Tutti staremo meglio e ci godremo la situazione.

La Serrana è un cante bellissimo, difficile, che richiede doti espressive e anche grandi capacità tecniche e per questo piuttosto poco rappresentato nella discografia flamenca. Appartiene al complesso generico delle Seguiríyas (o Siguiríyas).

Il cante por Serrana √® solitamente preceduto dal cante por Liviana, con cui condivide il ritmo e la scala musicale, e rematado, cio√® concluso, definito e terminato con una letra di macho (una letra quasi urlata, che richiede molta forza) di Siguir√≠ya di Maria la Borrico. Questa sequenza √® stata creata dal leggendario cantaor Silverio Franconetti (nato e morto a Siviglia 1831-1889), di origine italiana, considerato colui che pose i semi del cante flamenco, elevandolo al livello di musica da teatro accanto all’Opera Lirica.

La Serrana e la Liviana sono cantes antichi, appunto, e probabilmente all’origine erano cantati su ritmo di abandolao, quello tipico dei fandangos delle zone orientali e centrali dell’Andalusia, e si ritiene che siano nati nella zona montagnosa di Ronda, in provincia di Malaga (ma anche a Huelva ne rivendicano l’origine), per poi prendere il ritmo con cui vengono cantato oggi. Diffondendosi maggiormente nel flamenco, questi palos hanno acquisito il ritmo di Siguir√≠ya, che conservano oggi.

Il cante por Serrana ha parecchie similitudini con il cante por Ca√Īa o por Polo: tono, scala musicale, divisione in due parti della strofa, modo di cantare, versi lunghi e pieni di melismi, che danno al cantaor una grandissima libert√† espressiva. La melodia stessa ce li ricorda facilmente, e condividono anche il fatto di utilizzare due frasi ritmiche per cantare un verso anzich√© una sola, e infine poich√© il cante entra subito sulla nota pi√Ļ acuta della scala.

Come la Siguir√≠ya, Liviana e Serrana usano la scala andalusa, il modo flamenco e si accompagnano in tono di Mi (por arriba), a differenza delle Siguir√≠yas che solitamente si accompagnano in tonalit√† di La (por medio). I termini por arriba e por medio indicano la posizione prevalente degli accordi che il chitarrista fa sulle corde: por arriba indica che vengono toccate le corde pi√Ļ gravi, che nella chitarra sono situate pi√Ļ in alto, e definiscono il tono di Mi, mentre por medio indica che vengono toccate le corde centrali della chitarra, e la tonalit√† √® di La.

La Liviana √® un cante considerato pi√Ļ antico e meno drammatico della Siguir√≠ya: “Liviana” significa “leggera”, ma si chiama “liviano” anche l’asino che trascina il carro, quindi per similitudine, si pu√≤ chiamare Liviana qualcosa che si mette davanti a qualcos’altro.

Letra di Liviana: A la orilla de un río/ yo me voy solo/ y aumento la corriente/ con lo que lloro.

(Vado da solo sulla riva del fiume e aumento la corrente con ciò che piango)

Milonga Del Forastero

La milonga √® uno stile flamenco del gruppo de ida y vuelta, i generi del flamenco che risentono delle colonie spagnole di oltreoceano. Risente delle sonorit√† della milonga argentina. Si tratta di un palo, di un genere flamenco, che tradizionalmente non viene ballato, ma lo abbiamo tanto amato e il gruppo di allievi ha scelto di interpretare proprio questo cante. La coreografia che ne √® nata √® molto influenzata dalla danza contemporanea ed interamente costruita sull’espressivit√† dei ballerini.

Nel nostro montaggio coreografico abbiamo scelto una bellissima interpretazione fatta da Carmen Linares, una cantaora meravigliosa, che ha segnato, e continua a farlo, la storia del flamenco, e ha creato, in collaborazione con il genio della chitarra, Gerardo Nu√Īez, questa “Milonga del forastero”, nella quale in parte √® presente la ritmica, dapprima in 6/8 e poi in 4/4, e in parte rimane libera da vincoli ritmici.

Il flamenco √® molto tradizionalista e normalmente non vede di buon occhio le “innovazioni”, ma Carmen Linares ha una autorevolezza tale nel flamenco che non si pu√≤ fare a meno di riconoscerne la grande maestria. Carlos Guill√©n la interpreter√† per noi per la prima volta in assoluto. E sar√†, come sempre, toccante.

Ma torniamo alla Milonga in generale. Ogni cantaor la interpreta secondo il suo personalissimo sentire, dandone una interpretazione unica. Alcuni mettono in evidenza il suo aspetto ritmico, che ricorda un tiento o una zambra, in 4/4 lento. E ricorda molto la ritmica del tango argentino, con una scansione asimmetrica nella struttura: 1-2-3 1-2-3 1-2.

Altri cantaores, invece, preferiscono interpretarla come cante libre, cioè come canto libero dal vincolo di una frase ritmica.

Essendo un cante della famiglia dei cantes de ida y vuelta, la Milonga trae origini al di fuori del flamenco ed √® stata “afflamencata” tra la fine del secolo XIX e l’inizio del secolo XX.

Dal punto di vista melodico vive in una interessante ambiguit√† fra la scala maggiore e la scala minore, che si alternano nel cante, creando un’atmosfera spesso sospesa e sempre molto toccante.

Di seguito riportiamo tutto il testo cantato con la sua traduzione, per indicare che la Milonga può parlare di temi legati alla vita di Buenos Aires a cavallo fra 800 e 900. Il flamenco si ritrova in questo ambiente popolare, di gente senza paura e senza scrupoli.

La historia corre pareja¬†/ la historia siempre es igual¬†/ la cuentan en Buenos Aires¬†/ y en la campa√Īa oriental ¬†/¬† siempre son dos lo que tallan¬†/ un propio y un forastero¬†/ siempre es de tarde y en la tarde¬†/ est√° luciendo un lucero

La storia scorre simile a se stessa¬†/ la storia si ripete sempre uguale¬†/ la raccontano a Buenos Aires e nella campagna centrale ¬†/¬† sempre sono due quelli che si scontrano¬†/ uno di qui ed uno straniero¬†/ sempre √® sera¬†/ e di sera c’√® un lampione acceso

Ay nunca se han visto la cara / y no se la volveran a ver / que ya no critican haberes / ni el favor de una mujer

Ahi non si sono mai visti in viso / e non si torneranno mai a vedere / che ormai non litigano per i loro beni / né per i favori di una donna

Al forastero le han dicho / que en el pago hay un valiente / para probarlo ha venío / y lo busca entre la gente

Allo straniero hanno detto¬†/ che nella zona c’√® un temerario¬†/ ed √® venuto per verificarlo¬†/ e lo cerca fra la gente

Ya se cruzan los pu√Īales¬†/ ya se enre√≥ la madeja¬†/ ya que √≥ tend√≠o un hombre¬†/ que muere y no se queja

Ormai si incrociano i pugnali / ormai la matassa si è annodata / e ormai è rimasto steso un uomo / che muore senza un lamento

No vale el mas diestro / no vale el mas fuerte / siempre el que muere es aquel / que vino a buscar la muerte

Non conta il pi√Ļ agile¬†/ non conta il pi√Ļ forte¬†/ sempre quello che muore √® colui¬†/ che √® venuto a cercare la morte

Solo di cante Jeromo Segura

Sarà una sorpresa anche per noi scoprire quale palo flamenco interpreterà questo meraviglioso cantaor.

Garrotín

Garrot√≠n viene da un termine asturiano, “garrote”, una sorta di randello che veniva utilizzato per sgranare il grano. La parola Garrot√≠n indica in spagnolo solamente questo palo flamenco. Trattandosi di una melodia collegata alla trebbiatura, √® possibile che si sia diffuso da una regione all’altra, con i pastori o con i lavoratori stagionali dei campi. Si tratta di un palo flamenco di chiara origine folkloristica, afflamencato in un secondo momento. Qualcuno dice che venga da una rielaborazione della zambra del Sacromonte di Granada, mentre altri flamencologi lo considerano una creazione dei gitani della Catalogna, in particolare delle provincie di L√©rida e Tarragona.

Dapprima era una canzone, e venne afflamencato, negli anni, ad opera di vari artisti, che nomineremo in seguito. Qualunque sia stata la sua origine, ci ricorda sicuramente un tango flamenco lento, con ritmica in 4/4, in scala maggiore, anticamente in tonalit√† di Re e oggi pi√Ļ frequentemente in Do.

La melodia √® molto “ritmica”, e il cante non ricama variazioni creative sul ritmo, e non fa tante decorazioni melismatiche, appoggiandosi sui tempi forti in maniera chiara e questo ce ne indica una origine non flamenca. Le tematiche raccontate sono sempre ironia, umorismo, giocosit√†. Per queste sue caratteristiche, lo abbiamo preparato con le persone che ancora non hanno tantissima esperienza nel flamenco, essendo musicalmente molto orecchiabile. La danza va cercata non nelle forme, nei passi, ma negli atteggiamenti corporei e nei modi di fare dei bailaores, in tutto ci√≤ che ogni singolo bailaor far√† di totalmente personale, di diverso dagli altri.

√ą un cante molto divertente, ed ha una caratteristica unica nel flamenco: la presenza di un estribillo, un ritornello che conclude tutte le strofe, e che resta in mente con grande facilit√† (probabilmente molti usciranno dal teatro canticchiandolo, e lo riconosceranno subito quando avranno una nuova occasione di ascoltarlo!).

Dopo un cambio di atmosfera musicale, un cambio de sentido, il Garrot√≠n normalmente viene portato a tango, diventando pi√Ļ rapido ed allegro.

Viene ballato con il cappello perch√© la lettera pi√Ļ famosa di Garrot√≠n dice:

Preguntale a mi sombrero / mi sombrero te dirá / las malas noches que pasa/ Y el relente que le da.

(Chiedi al mio cappello¬†/, il mio cappello ti dir√†¬†/ delle cattive notti che passa e dell’umidit√† notturna che lo colpisce).

Fra l’altro, riflettendo su questa letra possiamo considerare come l’ironia pervada anche il racconto di una situazione potenzialmente molto drammatica, che viene invece resa leggera!

Il Garrot√≠n venne afflamencato al principio del 900. Amalia Molina, bailaora e cantante di coplas, gitana di Triana, classe 1881, e il bailaor e cantante Fa√≠co (una vera icona della storia del baile flamenco!) lo resero pi√Ļ evoluto e presentabile in spettacolo, portandolo nei Caf√©s Cantantes di Madrid e della Catalogna. L’opera di cantaores come La Ni√Īa de los Peines e Manuel Torres lo resero un cante da ascolto.

Non sono in molti i cantaores che lo presentano in un concerto. Da notare sicuramente l’interpretazione storica di Carmen Amaya (per chi la conosca solo come genio del cante, Carmen fu anche cantaora) e quelle di Naranjito de Triana, Fosforito, Mariana Cornejo, Jos√© Menese. Negli ultimi anni pu√≤ capitare di sentirlo cantare in concerto da Argentina e da Mayte Mart√≠n.

Il Garrot√≠n ebbe il suo momento di massimo splendore all’inizio del 900, tanto che ad un certo punto fu di uso comune chiamare “Garrot√≠n” un cappello leggero, senza decorazioni, e tutti i maestri di danza di Siviglia, Barcellona e Madrid dovettero organizzarsi per farlo ballare ai propri allievi.

Una piccola curiosit√†: la forma in cui si canta il Garrot√≠n oggi e l’introduzione del cante con la frase “Tran tran treiro” nacquero dalla fama dell’interpretazione del cantaor Rafael Romero negli anni ‚Äė60 del ‚Äė900.

Fandangos De Huelva

Il Fandango de Huelva comprende numerosissimi stili di fandango della zona della provincia di Huelva. In ogni singolo paesino della provincia c’erano canti tradizionali che poi sono stati ad un certo punto portati nel flamenco, afflamencati, soprattutto per opera di un grandissimo cantaor, Paco Toronjo.

Nel nostro montaggio coreografico, la prima strofa √® un fandango valente del Alosno, che pu√≤ essere considerata come una icona del cante por Fandango, sicuramente la letra pi√Ļ famosa di questo genere.

Alosno / Calle Real del Alosno / Con sus esquinas de acero / Es la calle más bonita / Que rondan los alosneros / Calle Real del Alosno

Alosno¬†/ calle Real del Alosno¬†/ con i suoi angoli di acciaio¬†/ √® la strada pi√Ļ bella¬†/ che passeggiano gli abitanti¬†/ del Alosno

Alosno è un paese della provincia di Huelva, centro del fenomeno fandango in quanto paese in cui nacque Paco Toronjo, il cantaor che diede impulso al fandango elevandolo da canto popolare folkloristico a flamenco.

Calle Real √® la via principale del paese - tutti i paesi in Spagna hanno una calle Real e una calle Mayor, una delle quali solitamente √® la via principale…

Calle Real del Alosno ha gli angoli degli incroci ricoperti di piastre metalliche in modo che i mezzi di trasporto, troppo grandi per la strada stretta, non rovinassero i muri.

La seconda letra del nostro Fandango è quella di Cabezas Rubias, in scala minore.

La terza letra √® un Fandango di Cala√Īas.

Cabezas Rubias e Cala√Īas sono due paesi della provincia di Huelva, nelle colline del nord, verso l’Estremadura, vicinissime al Portogallo, una zona famosissima per i luoghi di stagionatura dei prosciutti di maiale a zampa nera, i rinomati pata negra. La campagna della zona √® totalmente piena di boschi di querce, e i maiali pata negra vivono liberi di pascolare fra le querce e nutrirsi di ghiande. Oggi quasi nessuno li nutre a sole ghiande, perch√© i costi sarebbero troppo elevati ed il margine di guadagno troppo esiguo, ma dar da mangiare ghiande al maiale, almeno per gli ultimi 6 mesi prima di macellaio, conferisce alla carne un profumo particolare, di nocciola, molto apprezzato.

Il ritornello, estribillo finale parla proprio di Huelva, e dice:

Cuando me asomo al Conquero¬†/ Se me sale el alegr√≠a¬†/ Al ver como se cruzan¬†/ Los barquillos por la Ria¬†/ Y me sale a la memoria¬†/ Que pa’ eso soy “choquero”¬†/ Este fandango de Huelva¬†/ Lo mejor del mundo entero.

Quando mi affaccio al Conquero¬†/ mi viene l’allegria¬†/ vedendo come si incrociano¬†/ le barchette nella Ria¬†/ e mi viene in mente¬†/ e per questo sono un “choquero”¬†/ questo fandango di Huelva¬†/ il meglio del mondo intero

Conoscere la lingua spagnola √® importante per capire il flamenco, ma non √® sufficiente: per capirlo al meglio bisogna conoscerne i luoghi e la storia! Il Conquero √® una collina, tipo quella milanese di San Siro, nella citt√† di Huelva. In cima c’√® un santuario e un giardino da cui si gode una bella vista sul fiume Ria, uno dei due fiumi che attraversano la citt√† (l’altro √® il Rio Tinto).

Choquero √® l’abitante di Huelva per antonomasia: Huelva √® sull’Atlantico, √® citt√† di mare, e l√† il mercato del pesce √® tradizionalmente importante. A Huelva al mercato del pesce ci sono da sempre tante variet√† di chocos, le seppie, e gli onubenses (il nome degli abitanti di Huelva) adorano le seppie, soprattutto fritte, e chiamano ironicamente ma con fierezza se stessi choqueros, gli esperti delle seppie!

Il fandango di Huelva √® ovviamente definito “lo mejor del mundo entero” dato che gli andalusi sono… “lievemente” campanilisti!

Il fandango risente tantissimo del senso del gruppo, del senso della tradizione andalusa, della grande socialità della gioia di essere insieme agli altri e di una certa vita semplice e tradizionale, di campagna. Ha un ritmo che invita alla danza, e veniva ballato prima ancora di diventare parte del flamenco, proprio come un repertorio del folklore della provincia di Huelva.