Progetto: Sud Italia!Pizzica, Tammurriata, Tarantella, Tamburello
I laboratori del Progetto: Sud Italia! si tengono in collaborazione con Francesca Di Ieso, Marcello Lomascolo, Loredana Leo, Massimiliano Murgo, Antonio Pani, Raffaele Argiento, Cantoantico Movimenti e il gruppo musicale Canto Antico
Nuovi cicli di lezioni di Pizzica Pizzica e Tammurriata
con Marcello Lomascolo, Loredana Leo, Massimiliano Murgo e Francesca Di Ieso
Dal 1 Marzo al 29 Marzo 2010 (5 incontri)
ore 20.15-21.45 Ballo Tradizionale Sud-Aspromontano (tarantella calabrese) con Massimiliano Murgo
ore 21.45-23.15 Pizzica Pizzica dell'alto Salento (confronti e approfondimento) con Marcello Lomascolo
sede: Teatro Pietrasanta, VIa Pietrasanta 14 (di fianco ai Magazzini Generali)
ATTENZIONE: PER I CORSI CHE SI TENGONO IN ALTRE SEDI CHE NON SIANO QUELLA DI VIA GIULIO ROMANO 11, CONTATTARE ESCLUSIVAMENTE info@ilmosaicodanza.it O CHIAMARE LO 0258317962
Si tratta di lezioni multimediali che, attraverso la danza, la musica e le loro culture di riferimento esplorano Pizzica Pizzica, Tammurriata, Tarantella, Danze, Balli, Feste, Tamburi a cornice e Tamburelli, insomma, l'anima delle tradizioni di musica e danza dell'Italia del Sud!
“Ci sono molti modi di vedere, leggere, intendere quei fenomeni popolari (feste, balli, processioni, culti, riunioni, rappresentazioni, cerimonie, ricorrenze legate a date e luoghi), per loro stessa natura polivalenti, dove coesistono il motivo individuale e quello collettivo, il momento del sacro in sé inesprimibile, vago, senza limiti, incerto, spaventoso e insieme affascinante nel suo mistero, e quello rituale, certo e accertante, ripetibile, nei suoi limiti e legami di religione, e nelle sue forme stabili e rassicuranti, nella sua simbolica chiarezza e rigidità di schemi e formule. E c’è insieme una componente storica e sociale, una condizione di vita subalterna che in queste forme tramandate si esprime, con le sue contraddizioni, diversamente secondo il tempo e le alterne possibilità. E c’è una componente esistenziale e personale, con i suoi esorcismi, i suoi tentativi di difendersi contro il pericolo sempre attuale della perdita di una fragile presenza. E si può guardare queste feste come lo specchio di una realtà popolare, che si salva con esse e con il loro linguaggio di segni dalla distruzione da parte della classe dominante e della sua cultura.”
(Carlo Levi, dalla prefazione a "Chi è devoto feste popolari in Campania")