Il canto sul tamburo (Pizziche a Botta)
Il canto su tamburo ha una tecnica "modale" (e non "tonale" che implica l'accordarsi sugli strumenti) che tende ad accordarsi non solo con le proprie capacità canore ma, in alcuni casi, anche con il tamburo con cui si accompagna il canto. Questa modo di svolgere il canto ammette anche variazioni di tono che fanno parte integrante del repertorio di alcuni cantori. Lo svolgimento del canto prevede una successione apparentemente "casuale" di distici presi dalla tradizione e concatenati al ritmo continuo dei tamburi. Importante dovrebbe essere lo pertinenza, cioè lo capacità di contestualizzare le strofe alla situazione in cui si svolge il canto, prerogativa dei bravi cantori. Prerogativa che non prescinde mai dalle peculiarità stilistiche del repertorio locale, della propria grammatica musicale, dallo stile esecutivo, dal timbro vocale, dalle modalità di emissione del suono, dalle tecniche di ornamentazione, ecc. Il ritmo viene svolto con ritmo binario o ternario.
Differente è il modo in cui vengono usate le strutture canore della pizzica-pizzica in funzione della contestualizzazione. Quando lo pizzica-tarantata serviva a stimolare il ballo del tarantato il "canto" aveva scarsissima importanza.
Tecnica di canto sul tamburo
I versi cantati nelle tarantelle solentine (pizziche) ma anche negli stornelli, nei canti polivocali (canti alla Stisa) e nelle ballate, sono sostanzialmente composti da distici endecasillabi (1). Per questioni di metrica nel canto vengono aggiunte delle particelle che non rientrano nella sillabazione del verso del distico. Nel testo riportato a seguito, segnate in corsivo, sono aggiunte delle congiunzioni che hanno non solo valore aggiuntivo di due o più elementi ma anche coordinativo nella metrica di canto, inoltre la "e" iniziale ha anche la funzione di consentire di iniziare il canto in levare (2). Queste particelle utilizzate dai cantori possono essere oltre che lo "e" anche: "ci", "co", "na", etc.
Argomento a parte meritano i tropi cioè porzioni di verso aggiunte durante le ripetizioni, a volte completamente inventate dal cantore, in funzione non solo di abbellimento del canto ma soprattutto della pertinenza. La pertinenza è la peculiarità fondamentale con cui si riconoscono i cantori più bravi e cioè la capacità di contestualizzare il canto alla situazione che accoglie in quel momento il canto stesso.
Distico endecasillabo:
E Lu tambburrieddhu miu vinne de Roma (espositivo) (prima parte)
E mannaggia ci lIu canta (seconda parte)
e ci lu sona – (melismatico) (terza parte)
Tecnica di canto:
La prima parte viene ripetuta due volte
La seconda parte viene ripetuta due volte
La seconda + la terza parte vengono ripetute una volta
La terza parte viene ripetuta due volte
La seconda + la terza parte vengono ripetute una volta
Seconda Strofa
Mmomminieddhru Mmomminieddhru lieni e cartate o coso mio Ca te conzu lu liefficeddhru A lu commorinu te l'animo mioBambinello, Bambinellovieni e coricati a casa miaChe ti preparo il letticellonella cameretta dell'anima miaNotiamo che mentre lo prima nell'ultima strofa l'accento raddoppia e quindi il ritmo si dimezza, nella seconda lo metrica scorre uguale dall'inizio alla fine e questo ci consente di Introdurre il concetto di ostinato come elemento fondante della ritmica della tarantellaEsercizi a balloNotiamo che l'inizio è in levare e possiamo capirlo con il movimento dello tarantella in quanto iniziamo con il piede in alto
1
Distico endecasillabo - II distico, nella metrica classica, è lo strofa di due versi. In questo caso ogni verso è composto da undici sillabe.
2
Battere e levare corrispondono, in musica, all'accento forte e all'accento debole, posizionati, nella tarantella salentina, sulla prima e sulla quarta pulsazione.