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Trance e danza estatica

Articolo di Erika Bourguignon

pubblicato sul numero 35 della rivista "Dance Perspectives", dell'autunno 1968,

con il titolo "Trance and extatic dance"

 

zar5_250Pare che il culto dello Zar sia d'origine etiope, e trova comunque il suo epicentro in Etiopia, estendendosi a sud in Somalia, a nord in Egitto e Sudan, ad est in alcune zone della penisola arabica spingendosi addirittura fino all'Iran.

Nello Yemen si dice che abbia origine cuscita o camita, e viene cantato in una lingua mista di arabo e parole magiche al suono della Tambura, lira a cinque corde, che viene fatta suonare con un corno di toro (il nome delle corde della Tambura ne ricorda il valore magico: Shararat, scintilla; Maqallem, da Qalama, parlare, cioè "quella che parla"; Akhu maqallem, il fratello della maqallem; Al Bum, il gufo; Akhu Bum, fratello del gufo).

Qualcosa di simile si trova anche in alcune popolazioni africane non musulmane, come i Bantù, o i copti, o gli ebrei etiopi e comunque lo Zar in alcune regioni assume nomi diversi, come Bori o Stambali pur non mutando nella sua essenza.

 

Il culto di possessione che viene chiamato Zar è essenzialmente un culto che coinvolge soltanto persone di un gruppo iniziatico. Nel rituale della transe di possessione, la danza estatica ha un ruolo determinante, ed i danzatori compiono movimenti precisi per caratterizzare via via i vari spiriti. La cosa più importante è senza dubbio la danza stessa, anche se a volte si raggiunge una transe che porta alla perdita di coscienza. In queste regioni, sono le donne, essenzialmente, a praticare questo culto di possessione, in contrasto con la religione islamica ufficiale, che è di dominio maschile.

Un'altra caratteristica dello Zar è che l'iniziazione stessa al culto ha valore terapeutico: tutti i pazienti ed anche i conduttori della cerimonia sono ex-ammalati. Quando altre forme di cura falliscono, si ricorre allo Zar per esortare lo spirito che genera la malattia a palesarsi.

La transe viene indotta dai movimenti rotatori e giri della danza. Ogni spirito ha particolari movimenti rotatori, detti "Gurri", che comprendono sempre una sequenza di giri. Lo scopo finale di questa danza è di indurre un completo sfinimento della ammalata.Tramite lo Zar non si pretende di praticare un esorcismo, che implicherebbe la fuoriuscita dello spirito dal suo ospite, anzi, si cerca di capire quale sia lo spirito che possiede il paziente, e che cosa desideri, giungendo a concludere una sorta di contratto fra lo spirito ed il suo ospite, o "cavallo", come viene definito: lo spirito a questo punto diventerà il protettore dell'ammalato.

Le richieste dello spirito possono essere le più disparate, come sacrifici, danze, gioielli che l'ammalata deve portare, la fine di un lavoro, ma di solito si riassumono nella semplice entrata della paziente nel gruppo di culto.Poiché i sacrifici ed i doni richiedono un grosso sforzo, anche di tipo economico, alla famiglia, questo implica che sia necessario rivolgere molta attenzione all'ammalta, che può diventare quindi il centro della intera famiglia, ed in modo evidente cambiare la proprie condizioni di vita, per esempio evitando che il marito prenda una seconda moglie. Benché spesso gli uomini non siano molto convinti della reale esistenza degli spiriti e della necessità di fare sacrifici, il loro scetticismo non è tuttavia mai sufficiente a far loro trascurare le richieste che vengono fatte.

L'essere membro di un gruppo di culto implica la partecipazione periodica alle cerimonie, durante le quali le adepte danzano per far esprimere il loro spirito. Per le donne, che vivono uno stato di segregazione se non di isolamento, questo implica la creazione di un centro di associazione femminile, religiosa e sociale.Qualora lo spirito rappresenti impulsi moralmente o socialmente non accetti, tramite il culto questi verranno resi sociali e posti sotto controllo, ma mai condannati.

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