La danza orientale
Articolo a cura di Alessandra Centonze www.metissart.it
Il Raqs Sharqi, alla lettera Danza Orientale (inteso come propria dell’oriente del mondo arabo, Mashreq, e contrapposto all’occidente dello stesso, ossia il Maghreb), ha le sue origini nella notte dei tempi come danza sacra (tutte le danze antiche lo sono), legata ai riti della fertilità in onore della Dea Madre (Ishtar) la Terra.
Con l’avvento delle grandi religioni monoteistiche, la danza rimase, dato che già era radicata nelle terre della mezzaluna fertile del medioriente, ma perse ogni valenza sacra e divenne una danza profana sviluppandosi principalmente come danza popolare, riservata alle occasioni di festa e ballata solo negli ambienti riservati alle donne. Tramandata da madre in figlia nell’intimità delle case è dunque cresciuta come danza delle donne per le donne, momento di aggregazione gioiosa per eccellenza.
Esempio di danzatrici professioniste sono state le Ghawazi, le zingare egiziane, che proprio per il fatto di essere zingare e quindi marginali rispetto alla società egiziana, potevano esibirsi in pubblico, anche di fronte ai primi viaggiatori stranieri: grazie a questa possibilità, in occidente arrivò una prima eco dell'esistenza di danze nel mondo arabo.
Le Ghawazi in particolare hanno dato un notevole contributo all’evoluzione della tecnica della danza: grazie al fatto di essere zingare, e di provenire da una tradizione nomade, hanno potuto nel corso dei loro spostamenti geografici arricchire il loro patrimonio coreutico con movenze caratteristiche di altre aree geografiche, in particolare quelle dell'India, di cui probabilmente furono originarie, della Persia e della penisola arabica.
I pittori orientalisti francesi del XIX secolo hanno ritratto la danza nelle loro opere, diffondendo in occidente l'immagine romantica e languida di quella che chiamarono subito "la danse du ventre", colpiti dai movimenti caratteristici della Danza Orientale, che parecchio si contrapponevano, per le loro qualità rotonde e fluide, ai movimenti delle danze europee, all'epoca piuttosto statiche.
Fin dall’inizio del 1900 i Cabaret dell’Egitto coloniale e occidentalizzato risposero alle attese così create in Europa lanciando la "danza del ventre" come forma di intrattenimento ispirata ai grandi varietà in auge all’epoca a Parigi o a New York.
Negli anni 50 grandi coreografi egiziani (in particolare Mahmoud Reda ed i suoi allievi) provenienti dalla danza classica o moderna occidentale hanno dato nuova dignità a questa forma d’arte popolare portandola nei teatri, creando coreografie e corpi di ballo professionali, originariamente impossibili per la sua essenza di danza di improvvisazione (assenza del concetto di uso dello spazio scenico, assenza di uno sviluppo della performance). Questa operazione di arricchimento coreografico ha comunque dato una svolta decisiva allo sviluppo della danza, soprattutto alla sua codificazione tecnica.
Con questa mediazione culturale la Danza Orientale si è diffusa in occidente: lo sviluppo del cinema egiziano di quel periodo ha reso popolare la danza orientale oltre oceano, creando grandi dive (Nahima Akef, Samia Gamal, Taheya Carioca e molte altre) ed evolvendosi, nel nuovo millennio in ulteriori nuovi stili e percorsi di ricerca.
Questa danza etnica dalle origini antiche, cresciuta nei cortili del mondo arabo come danza di aggregazione femminile, diffusa e contaminata dal peregrinare degli zingari, filtrata dall'occhio romantico dell'orientalismo occidentale, arriva a noi come danza delle donne per le donne, femminile, rotonda ed elegante. Una danza complessa e virtuosa, che dà spazio all'espressività individuale e che merita di essere valorizzata per il patrimonio culturale ed emotivo del quale il suo linguaggio è solo una delle infinite espressioni.