Vidalitas
Si dice che la vidalita flamenca sia nata su ispirazione del cantaor sevillano Escacena, a partire dallo sviluppo di una canzone argentina simile all'habanera con tematica popolare legata al mondo dei gauchos. E' malinconica ma non triste, come possono esserlo i ricordi di infanzia, tenera, salace.
Más festeras -tirando hacia los tangos trianeros- es la versión que, sobre el mismo texto y melodía nos dejó
La Niña de los Peines ne fece una versione più leggera, più festera, influenzata dal tango de Triana:
Pobre mi madre querida/ ¡cuántos disgustos le daba!/ iCuantas veces, a escondidas,/ llorando lágrimas mías/ en un rincón la encontraba! (Povera lamia adorata madre/ Quanti dispiaceri le davo/ Quante volte di nascosto/ piangendo lacrime per colpa mia/ la vedevo in un angolo)
La versione di Pericón de Cádiz deriva influenze festose dei tanguillos de Cádiz.
Più di recente, questa vidalita è stata interpretata da Luis de Córdoba.
Come cante non ha avuto uno sviluppo deciso e chiaro, tanto che nella chitarra, mancando di personalità propria, comincia con una introduzione por garrotín. Importante è segnalare i chitarristi Borrull, Badajoz in special modo Montoya, che composero e svilupparono il toque por vidalita e por milonga.
Pepe Marchena ha svolto un ruolo fondamentale per trasformare la Vidalita in un cante a tutti gli effetti, togliendo l'atmosfera ballabile, facendo da apri pista a tutta una serie di cantaores.
Milonga e vidalita spesso si mescolano sia nella letra che nell'accompagnamento di chitarra, per cui si allude alla milonga di Antonio Chacón mentre si introduce una letra di vidalita alloo stiule di Escacena o viceversa. Questa mescolanza fra i due generi è venuta a danno dello sviluppo della Vidalita, poiché la Milonga è sicuramente più definita e complessa, oltre che più diffusa.