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Jaleo Exrtemeño

Si tratta di un canto tradizionale dell’Estremadura, una Jota, un tipo di Fandango, su scala andalusa, che è stato afflamencato dai gitani di Badajoz, la capitale dell’Estremadura.

Già ad un primo ascolto si nota che il Jaleo sta un po’ a metà fra la Soleá e la Bulería: è assimilabile alla seconda in termini di vivacità, ma ha un ritmo più cadenzato, che ricorda la prima.

E’ di un palo molto arcaico, in 6 + 6 tempi. In effetti nel Jaleo mai si trovano frasi composte da un numero dispari di compás di 6 tempi, per cui si crea un fenomeno identico a ciò che accade in Bulerías de Jerez, pure in 6+6 tempi: il compás viene agevolmente assimilato a quello della Bulería, appaiando 2 compás da 6 tempi. Per mostrare questo passaggio, scriviamo per due volte il copas da 6 tempi a partire dal tempo N. 6, cosicché risulti più intuitivo capire come passare al compás in 12. I tempi in grassetto sono i tempi forti:

6 1 2 3 4 5 6 1 2 3 4 5

12 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

Si nota anche solo guardando che la seconda parte del compás in 12, dal 6 in poi, porta accenti uguali a quelli del Jaleo. Si può dire che il ritmo di Jaleo sia una ripetizione all’infinito della seconda parte del compás di Bulerías, fenomeno che in Bulerías si direbbe “dar palmas per mezzi compás”.

Inoltre la scala musicale è la stessa per cui anche per un chitarrista non sarà difficile creare falsetas che giochino fra i due palos.

Esempi tipico di palmas por Jaleos (in grassetto i tempi e i contrattempi in cui si pongono i suoni delle palmas):

6 1 e 2 3 e 4 5 6 1 e 2 3 e 4 5

La ripetitività ritmica quasi ipnotica del Jaleo ricalca ciò che anticamente si chimava Chuflas palo che veniva usato per oncludere il baile por Alegrías.

Una base allo sviluppo del palo fu gettata da Antonio Mairena, a partire da romances popolari, ma la ricchezza del Jaleo viene dalla creatività regalata dai gitani dell’Estremadura, che si sono prodigati nella creazione di questo palo. E’ ragionevole pensare che si tratti di un progenitore della Bulería, o meglio ancora, della Soleá da baile.

Presenta una melodia particolare che rendono distinguibili le sue letras da altri palos simili come atmosfera, scala, velocià e compás, come ad esempio la Rondeña e tutti i fandangos abandolaos.

Le letras sono composte da 3 versi e sono simili a Soleares corte. I temi sono giocosi e leggeri.

I gitani dell’Estremadura amano questo ritmo e cantano a ritmo di Jaleo il loro cante tradizionale, il “Yeli” o “Lleli”. La genesi del palo è comune a quella di altri palos del flamenco: affonda le radici nei canti tradizionali delle occasioni di festa e di celebrazione gitani, nelle feste di famiglia o in spettacoli pubblici, situazioni in cui i vari artisti avevano occasione di ascoltarsi l’un l’altro e imoarare muovi canti e nuovi ritmi.

Durante le feste si fa chiasso e si schiamazza, e da qui veiene il nome Jaleo, che significa chiasso, incitamento.

Le melodie delle letras sono caratteristiche. Un elemento che distingue certamente questo palo è la presenza della frse « Ay, ay caramba » (Ahi, ahi, diamine!), che viene usata per aggiungere un verso alla strofa e cambiarne la struttura come a passare da una Soleá corta (3 versi) a una Soleá grande (4 versi).

Di certo è esistito un baile folkloristico andaluso chiamato “Jaleo”, simile alla “zarabanda” e alla “tirana”; che giunse persino ad essere insegnato nelle accademie e danzato nei teatri, ma la somiglianza con il Jaleo flamenco non va oltre la coincidenza di nome.

 

 

 

Il Flamenco in Estremadura

Anche in Estremadura parlare di flamenco significa parlare di gitani.

Senza dubbio due sono state le fonti di scambi culturali a premettere la creazione di un crogiolo adatto a fondere fra loro melodie e ritmi, alimentando l’espressione di nuove forme d’arte nel flamenco: le fiere di paese, soprattutto quelle molto frequentate dai gitani come quella di Mérida e quella di Zafra e anche le feste di famiglia, in cui si raccoglieva la famiglia estesa, comprensiva di cugini lontani. Da queste occasioni di riunione fra persone dalle esperienze diverse nascevano possibilità di scambio e quindi di eoluzione artistica.

Notizie e testimonianze storiche sull’evoluzione del flamenco in Estremadura sono molto frammentarie, ma il fatto che nessun artista di spicco si sia distinto nel secolo XIX ci fa penzare ceh il flamenco all’epoca in Estremadura fosse un fenomeno circoscritto e assolutamente legato alla razza gitana. L’epicentro del fenomeno flamenco pare proprio essere la zona della“Plaza Alta” di

Badajoz.

Il Cante extremeño ha come stili carattersitici Jaleos e Tangos, diffusi da famiglie riconosciute come autorità del cante da tuttii i gitani: la famiglia del tío Juan Tomá, marito di Tía Ana (i genitori del famosissimo cantaor Porrina de Badajoz); la famiglia della Hipólita, con i suoi due figli, “El Romillero” e Alejandro e con la nipote, la cantaora Remedios Amaya (la possiamo ammirare nel film di Saura “Flamenco”, mentre canta Tangos), la famiglia di Alejandro, padre di “La Marelu”, “La Jorobaina” e “El Pepe”, e la famiglia di “El Musiquina”, padre di “El Guadiana” e del fratello Ramón “El Portugués”.

In seno a queste famiglie nascono cantaores di grande importanza, come “La Kaita”, Alejandro Vega, “La Negra”; Domingo Rodríguez de la Concepción “El Madalena” e il più importante di tutti i cantaores dell’Estremadura, José Salazar “Porrina de Badajoz”.

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