Garrotín
Garrotín deriva etimologicamente da “garrote” bastone spesso e resistente, e ancora più direttamente da “garrotiada”, parola asturiana che indica la trebbiatura (trilla) fatta a bastonate, nella quale i lavoranti si riunivano per sgranare il grano a colpi di bastone, cosa che indica quanto il Garrotin sia da collegare ai canti di tipo “trillero”.
Detto per inciso, i canti trilleros derivano da antichi canti che erano molto in voga nel Mediovo.
Dato il carattere precario dei lavoratori stagionali dei campi, e le loro condizioni di non completa sedentrietà, non deve stupire che tutti i canti di lavoro agricolo della penisola iberica presentino fra di looro delle similitudini, ancorché indipendenti dal legame della lingua, che sia castigliano, valenciano, galiziano o maiorchino, cosa che è facile verificare sfogliando la “Magna Antologia Folklorica” di Garcia Matos.
Il cante por Garrotín
Il cante flamenco por Garrotín, da un punto di vista strutturale e melodico è visibilmente imparentato con Tangos del Camino (Granada), del quale forse è una variante tanto fortunata da essersi staccata dall’origine comune.
Forse si originò in seno alle danze gitane della Zambra del Sacromonte che si cantano nelle feste gitane private e negli spettacoli pubblici teatrali che si svolgevano in tutta la Spagna alla fine del secolo XIX e all’inizio del secolo XX. Si diffuse poi soprattutto in Catalogna, centralmente a Lleida, da cui gli resta qualcosa tipo la Sardana; dai suoi spostamenti in andata e venuta gli resta un certo sapore americano.
Hipolito Rossy, in “Teoria del cante Jondo” afferma che questo baile sembra essere “di creazione dei gitani che abitano il quartiere del Cañaret di Lérida e la città di Valls della provincia di Tarragona”.
Forse non si sarebbe evoluto dalla sua condizione folkloristica pre-flamenca, se non fosse stato per il genio creativo della sivigliana Amalia Molina, che lo cantava e ballava a Madrid intorno al 1904. Amalia, con la sua grazia irresistibile e il suo talento incomparabile, portandolo sul palcoscenico, lo raffinò, lo strutturò e lo rese professionale.
Il cante di derivazione folklorica comincia ad afflamencarsi all’inizio del secolo XX. Per quanto riguarda la sua evoluzione e la forma in cui attualmente possiamo ascoltarlo, siamo debitori alla Niña de los Peines, che diede a questo cante una sua personale, eccellente interpretazione..E’ un cante festero, con ritmo di Tango lento, accompagnato da letras simpatiche e di contenuto semplice, leggero. Ha una melodia semplice da ricordare, vivace e molto graziosa.
La chitarra suona normalmente in scala di do maggiore.
Le letras di Garrotín sono le più buffe e ironiche di tutto il Flamenco, forse grazie alla sua origine nel lavoro dei campi, durante il quale si usava scherzare per alleviare la fatica.
Negli anni di inzio del secolo XX ebbe grande popolarità, come si può notare dalla discografia dell’epoca. Dopo un periodo di poca diffusione, il cante por garrotín ritorna ad essere presente nella discografia flamenca negli anni sessanta grazie all’interpretazione di Antonio Mairena, Rafael Romero, José Menese e José Mercé.
Letras di Garrotin
Preguntale a mi sombrero,
que mi sombrero te dirà
las malas noches que paso
y el relente que le da
(Domanda al mio cappello,
il mio cappello ti dirà
delle cattive notti che trascorro
e il rinfresco che gli dà)
Si fueras gitana pura
Y la sangre te hirviera
Te compraria en Granada
La mejor cueva que hubiera
(Se tu fossi gitana pura,
e avessi il sangue bollente,
ti comprerei a Granada
la miglior cueva che ci fosse)
Le cuevas sono le grotte in cui, nel Sacromonte di Granada, i gitani abitavano tradizionalmente
Mi marío es mi marío
Y no es el marío de nadie
Si alguien quiere a un marío
Que vaya a la guerra y lo gane
(Mio marito è mio marito
e non è il marito di nessuno,
se qualcuno vuole un marito,
che vada in guerra e se lo conquisti)
Il Baile por Garrotín
Nel suo baile restano eredità nero-americane. Si dice che lo ballassero dappetutto anticamente, nel 1700, in Andalusia, e comunque all’inizio del ‘900 era diffuso nella zona di Malaga, di Granada e di Valencia. Probabilmente il primo a rendere famoso il baile por Garrotín fu Faíco.
Contribuirono al suo sviluppo Vicente Escudero e Gabriela Clavijo, detta Gabriela del Garrotín, la quale lo volse in chiave comica, tanto che La Rubia de Jerez ne fece su sua ispirazione una versione “a lo grotesco”. Comunque sia, tutti sono d’accordo sul dire che la sua massima interprete sia stata Carmen Amaya, che negli anni ’50 lo ballava con il suo garbo personale e un sapore americano.
Pastora Pavon ne evolse il cante e lo arricchì, rendendolo non più soltanto cante di accompagnamento al baile ma anche cante de alante, solo da ascolto.
In questo modo lo hanno cantato anche tanti altri, come Antonio Mairena, José Menese e soprattutto Rafael Romero, che ne è stato un grande interprete.
La gloria del Garrotín è stata breve, ma intensa, e oggi sopravvive come baile affascinante, del quale la interprete forse più fortunata è Merche Esmeralda.
Il baile por Garrotín non è oggi molto diffuso. Caratteristica del palo è ballare con il cappello, onorando così la famosa letra “Preguntale a mi sombrero”.
Degna di nota l’interpretazione del Garrotín per chitarra di Manolo Sanlucar e quella di Rafael Riqueni.