Caracoles
Il nome del palo viene dalla letra dell’estribillo, che ripete insistentemente la parola caracoles (=lumache).
Ay caracoles, ay caracoles mocita ¿qué ha dicho usted? que son tus ojos dos soles y vamos viviendo y olé Ay caracoles | Caracoles, caracoles Signorina, che mi ha detto? Che i tuoi occhi sono due soli E andiamo vivendo e olé Ay caracoles |
Appartiene al gruppo de las cantiñas, con cui condivide il compás e l’atmosfera. Il compás, come in tutte le cantiñas, è di 12 tempi:
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Il cante por caracoles è poco gitano, più simile ad una canzone che al cante flamenco. Ha comunque la sua grazia caratteristica che pare dipingere una cartolina della Madrid antica.Come accade con altre varianti di forme “classiche”, il cante por caracoles si ascolta poco oggigiorno.
José Menese, che ama riscoprire cantes quasi dimenticati, è uno fra i pochi che continuano ad includerlo nel proprio repertorio.
Fra i cantaores che annoverano los caracoles nel proprio repertorio ricordiamo Naranjito de Triana, Pericon de Cadiz e Chano Lobato.
Anche Antonio Mairena lo cantò parecchio.
Cante
Se ne individua l’origine nel secolo XIX, e probabilmente questo cante fu creato da qualcuno che doveva vendere caracoles e che quindi pubblicizzava cantando il suo prodotto. Quanto alla creazione e all’evoluzione del cante, la versione più universalmente accettata è che Tío José el Granaíno, un cantaor aficionado vissuto a metà del secolo XIX, sia stato uno dei primi interpreti del palo, se non il suo creatore assoluto. Riprese molto probabilmente un cante preesistente modificandolo e dandogli maggior carattere.
Tío José el Granaíno, noto anche come José el Gaditano e José el de Sanlúcar, era di Sanlúcar, in provincia di Cadice, nostante il nome d’arte, fu dapprima torero con poco successo ed in seguito banderillero nei gruppi di appoggio di Curro Cúchares, el Chiclanero e el Tato. Si narra che los caracoles del Tío José si cantavano in modo più pausato e solenne rispetto a come si canta oggi.
La sua versione de los caracoles molto probabilmente non era altro che la modifica di una canzone popolare, forse “La Caracolera”. Successivamente compare sulle scene il cantaor Paco el Gandul (noto anche come Paco el Sevillano o Paco Botas, vissuto circa dal 1840 al 1905), di Alcalá, a dar nuova vita a questo cante, attribuendogli il compás e l’atmosfera serena caratteristici delle cantiñas. A questo punto e con queste nuove caratteristiche il cante giunge a Madrid, nei cafés cantantes, e si diffonde come una cantiña per danza.
E’ l’epoca d’oro dei toreri Curro Cuchares e El Tato che infatti figurano tra i personaggi nominati nelle letras.
Molina e Mairena considerano questo cante esibizionista e dedicato ad un pubblico di massa superficiale, "dissimulando la leggerezza dei suoi contenuti nel baccano di arabeschi e ornamenti più adatti ad una canzone che al cante flamenco". La strofa del cante por Caracoles prevede versi di lunghezza differente. Lascia pochissimo spazio all’improvvisazione, al contrario di altre cantiñas, perché la letra racconta una storia piuttosto lunga, e il cantaor non può mettere in sequenza fra loro pezzi di strofe diverse a suo piacimento, come accade ad esempio por Alegrias. Hipólito Rossy dice a riguardo: "Le coplas che si cantano por caracoles, di scarso valore, sono un puro omaggio dei cantaores professionisti agli aficionados madrileni, per ringraziarli della buona accoglienza che hanno sempre presentato a loro da che si avventurarono per tutta la penisola, e in tutto il mondo, a partire dall’ Andalucía, sfruttando l’innovazione tecnologica portata dalle ferrovie, che tanta importanza ha avuto nel suo secolo per favorire le comunicazioni sulle larghe distanze, e che tanto influì sull’espansione del flamenco". E aggiunge: "La musica è decisamente brutta. E pre un miracolo di adattamento artistico c’è chi la balla, nonostante il suo ritmo variabile e il compás incerto". E conclude: "Il successo de los caracoles sta nel fatto che piace a coloro che non capiscono il cante jondo, che sono la maggioranza, e per questo i professionisti lo includono nei loro concerti". Non tutti gli esperti dell’ arte del flamenco sono della stessa opinionedi questi ultimi!
Ad esempio Fernando Quiñones ne dice: "...galanterie, scherzi, frasi piccanti e frasi affettuosamente espressive gridano con forza nel cante por caracoles la gioia e la voglia di vivere. Il suo compás è vivace e cadenzato insieme, il suo spírito giovane, vigoroso, fresco come una mattina di maggio e, como essa, pieno di luminosità".
Baile
Il baile por caracoles si interpretava molto nei cafés cantantes ed è un baile tipicamente femminile, dato che si caratterizza per i suoi movimenti ondeggianti che ben accompagnano con passi lievi la melodia cadenzata della musica. Forse prende origine da un altra danza della cosiddetta”escuela moderna de palillos”, “scuola moderna di nacchere” dato che veniva chiamato anche caracoles clásicos.Romero el Tito, un bailaor dell’ epoca dei cafés cantantes, viene considerato il creatore del baile por caracoles, che a differenza de las alegrías non ha una struttura rigida. Ad esempio di rado si balla il silencio (detto anche paseo o falseta), o la castellana, non si finisce con il cambio in por bulería e non si usano remates e llamadas troppo secchi ed improvvisi. Il baile è sempre molto fluido, assecondando e lunghe letras con movimenti eleganti e sinuosi, e segue una velocità moderata, priva delle grosse accelerazioni tipiche del baile por alegrías.
Il baile si presta molto meglio ad una interpretazione femminile, e viene spesso realizzato con abanico, mantón e bata de cola o meglio ancora con la mezza coda, il colín.
Questo baile ha goduto di grande popolarità all’epoca in cui il bailaor/bailarin Antonio Ruiz lo incluse nel rpertorio della sua compagnia e lo mostrò a tutto iol mondo nelle sue tournée internazionali. Leggendarie di questo baile sono le interpretazioni di Milagros Mengíbar e di Matilde Coral, ma parecchie bailaoras lo includono nel loro repertorio.
Guitarra
La chitarra suona sempre in tonalità di do maggiore. Per trovare la tonalità di chi canta, il chitarrista usa sempre la cejilla, il capotasto, evitando di cambiare scala.
Se proprio la voce del cantaor non si adatta alla chitarra, e le modifiche permesse dalla cejilla non sono sufficienti, si può cambiare scala, ma questo sicuramente adnneggia lo stile stesso, la qualità ed il sapore caratteristico del palo e può creare grossi porblemi al chitarrista inesperto. Il chitarrista abile invece può prendere spunto da questa difficoltà per creare qualcosa di moderno in linea con la tradizione.
Verso la fine della letra c’è un passaggio in cui il cante va in un’altra scala, più triste, giungendo a toccare accordi da soleà, ritornando quasi subito al do.
Rasgueo e falsetas o variazioni di chitarra devono sempre formare gruppi di 4 compases.
La melodia ha sempre un sapore barocco ed è ricca di ornamentazioni.Le fonti originarie La canzone da cui deriva il palo si intitola “La caracolera”, pubblicata in partitura nel 1876 a Madrid da Antonio Romero e composta da Manuel Sanz de Terroba, per la collezione “El genio de Andalucía”Ecco la prima parte del testo con l’ortografia originale: l’estribillo di caracoles viene di certo da qui!
| ¡Caracoles! ¡Caracoles! hermano que ise osté que son mis ojos dos soles vamos viviendo chorré que ¡son mis ojos dos soles vamos viviendo chorré". | CaracolesChe hai sentino, fratello?Che i miei occhi sono due soliE viviamo chorré (suono senza senso, che ricorda l’olé) |
Si conoscono anche le origini di un’altra delle più diffuse letras di caracoles, quella che si basa sul pregón de “La castañera”. Il 3 aprile del 1843, debutta al Teatro del Príncipe de Madrid la zarzuela in un atto dal titolo “Jeroma La Castañera”. Matilde Diez interpretò con grande bravura il ruolo di venditrice di castagne e rese popolare questa canzone da cui deriva:
| Aunque vendo castañas asáasaguantando la lluvia y el frío con mi moño y medias calas soy la reina para mi querío Regórdonas que se acaban sin moneas se darán | Benché venda castagne arrostoSopportando la pioggia e il freddoCon la mia crocchia e le calze abbassateSono la regina per il mio amatoBen polpose che terminerannoSi daranno senza soldi |
La svolta: Antonio Chacón
José Blas Vega e tutti gli altri flamencologi, come Augusto Butler e Julián Pemartin, ma anche chi non ha una opinione positiva rispetto al palo, concordano nell’affermare che il vero cambio di qualità in questo palo avvenne con il grandissimo cantaor jerezano Antonio Chacón (1869-1929), che conferì al caracoles il carattere di un palo a sé stante. Semplicemente, a Chacón sembrò un cante chico e lo migliorò, mettendo nella prima parte intonazioni di romera ed aggiungendo particolari musicali di altre cantiñas, rendendo il ritmo del cante più pausato e cadenzato, cosa che lo rende più importante e lo eleva al livello di un cante da ascolto. Lo fece anche diventare di moda ed effettuò, secondo la sua abitudine, alcune modifiche che avrebbero dato, senza dubbio, maggiore qualità artistica al palo, ricreandolo e conferendogli una brillantezza davvero flamenca.Nel suo peridodo madrileno, Antonio Chacón comincia a diffondere questa cantiña, e forse pensando di celebrare la capitale ispanica, madrilenizza alcune letras originali tanto che qualcuno erroneamente considera los caracoles un cante di Madrid.
L’interpretazione di Chacón è stata registrata in disco 2 volte, accompagnata dalla chitarra di Ramón Montoya in un caso e da quella di Perico el del Lunar nell’altro, e molti pensano che dopo la sua morte il cante por caracoles non abbia più raggiunto la stessa levatura artistica. E’ quindi imprescindibile far riferimento al genio del cantaor jerezano ogni volta che si parla di questo palo.
Caracoles a confronto con altre cantiñas Molti aficionados al flamenco sono incapaci di fare distinzione fra questo palo e la alegrías. Le differenze, come sempre accade nel flamenco, sono soprattutto nel cante. Variazioni importanti si notano nella melodia e nel contenuto dei versi, oltre che nel modo di accompagnare della chitarra.Per prima cosa la letra di caracoles è molto più lunga e complicata, e alla fine viene sempre cantato l’estribillo “caracoles...”, che mette in fuga ogni dubbio.
Una notevole differenza fra i 2 palos nell’accompagnamento del cante è che ne los caracoles c’è una breve modulazione, un passaggio, sul tono di ‘mi’ che normalmente non fa parte della melodia delle cantiñas. Il cambio viene mantenuto giusto per qualche momento, ma per sapere dove farlo occorre avere molta familiarità con la melodia poiché se si suona in maniera inopportuna, il risultato acustico è parecchio sgradevole, perché la nota di accompagnamento sarebbe totalmente fuori tono rispetto al cante. Per riconoscere il momento del cambio ci si può basare su alcuni suggerimenti:1 – Dato che quasi tutti i cantaores usano gli stessi versi di caracoles, si faccia attenzione alla frase “Ay, eres bonita” nel primo verso, e “Y regordonas que se acaban” nel secondo.2 – Si tenga presente che nei palos del gruppo delle cantiñas (caracoles, mirabrás, romeras, ecc.), è consigliato cambiare tono nei tempi numero 3 o numero 10 del compás. Questa non è una regola ma aiuta a mantenere solida la struttura che sosterrà chi canta e chi balla.Le qualità di melodia e versi di caracoles ricordano le caratteristiche del mirabrás. In ambedue i palos infatti la letra e la melodia si allungano di diversi compases e nulla hanno della struttura ordinata e prevedibile delle letras di alegrías con i loro 4 versi di 8 sillabe ciascuno. Le letras por caracoles non hanno grande valore letterario: nella migliore delle ipotesi si può dire che i tercios che compongono la letra disegnino dei quadretti di vita quotidiana madrilena dell’inizio del XX secolo. Ci si rifersce a venditori, toreri, alla calle de Alcalá, a un bar molto di moda...