La Kora
Strumento melodico dal suono coinvolgente e “magico”, la kora è diffusa fin dalla prima metà del 1200.
Veniva impiegata dai djelí, o griot (i depositari della cultura orale), per cantare le gesta epiche degli eroi dell’impero mandingo.
Si tratta di un complesso strumento a corde, composto da mezza calebasse (zucca svuotata ed essiccata) ricoperta da una pelle, normalmente di antilope, da cui sporge un manico al quale le corde sono attaccate.
La kora tradizionale ha 21 corde (in passato di pelle di animale, attualmente di nylon) che vengono pizzicate con il pollice e l’indice di entrambe le mani; le altre dita, che impugnano i due bastoni laterali, sostengono lo strumento. Le mani del suonatore si pongono così in una caratteristica posizione per pizzicare le corde a gruppi.
Le corde sono a loro volta fissate al cerchio di ferro posto nella parte inferiore della calebasse, e al bastone centrale mediante “trecce” di pelle che servono anche per accordarle con l’adeguata tensione.
Il suono della Kora ricorda quello dell'arpa, ma anche quello del liuto, e crea un'atmosfera magica, senza tempo, molto evocatrice. Di certo si coglie che è lo strumento adatto ad accompagnare la poesia.